22 Gen
Brave il browser che fa guadagnare

Brave, il browser che fa guadagnare

Internet offre molti modi diversi per guadagnare qualche soldo, tra questi c’è anche un browser con adblocker chiamato Brave.

L’adblocker è uno dei temi più caldi della rete, la diatriba tra utenti e proprietari di siti ritorna a ciclo continuo. Da un lato c’è chi vuole guadagnare con i banner pubblicitari pubblicati sul proprio sito web, dall’altro utenti stufi di essere invasi da pubblicità sempre più invasive che decidono pertanto di bloccarle con appositi software.

Brave è un browser basato su Chromium, è stato ideato da Brendan Eich, ex CEO di Mozilla e creatore del noto linguaggio di programmazione JavaScript.

Questo nuovo browser web è attualmente alla sua versione 0.7 e ed disponibile per chi lo voglia testare su sistemi operativi Windows, Mac, Android e iOS.

Tra le funzionalità più interessanti di Brave c’è un adblocker integrato che è in grado di bloccare tutti i cookie traccianti di terze parti. Il fatto che si elimini la pubblicità rende poi la navigazione più veloce di un buon 40% su desktop e la performance migliora ulteriormente da mobile.

Questi motivi potrebbero già essere sufficienti per voler quanto meno provare Brave, ma le innovazioni di questo browser non finiscono qui.

Brave non si limita a bloccare i contenuti pubblicitari classici, ma potrà anche sostituirli con altri, meno aggressivi, creati appositamente. Queste pubblicità saranno caratterizzate da una suddivisione dei profitti tra i publisher, gli utenti e, ovviamente, la società che ha ideato il browser. Un nuovo modello di business che, se prendesse piede, potrebbe veramente rivoluzionare la rete.

Il sistema funziona così: il 55% delle entrate pubblicitarie andrà ai siti, il 15% a gli utenti e la stessa percentuale a Brave. Si pensa già ad un sistema di pagamento che sfrutti i BitCoin oppure a micropagamenti o donazioni.

L’idea è interessante perché tenta una non facile mediazione tra chi con la pubblicità ci vive e chi desidera eliminarla dalla propria vita o, quanto meno, dalla propria esperienza di navigazione online.

C’è poi anche la questione della privacy, le pubblicità “alternative” di brave si baseranno su una catalogazione di interessi tramite tag, senza alcun tracciamento con cookie o altre tecnologie di raccolta dati.

Le idee ci sono e sembrano interessanti, bisognerà vedere se Brave riuscirà a trovare un buon numero di inserzionisti interessati a questo nuovo approccio al guadagno online.